Ci siamo parlati con estrema franchezza riguardo al momento storico che il nostro settore sta attraversando in Europa. Siamo di fronte a un bivio esistenziale: possiamo scegliere di nasconderci dietro le nostre innegabili abilità manuali, trasformandoci lentamente in una rumorosa fabbrica ottocentesca che osserva rassegnata l’innovazione scorrere veloce fuori dai propri cancelli, oppure possiamo prendere in mano il nostro destino. Sappiamo bene che il nostro storico ritardo di produttività non è legato a chi getta il cemento o a chi progetta le strutture, ma alla nostra antica resistenza sistemica al cambiamento. Rischiamo di rimanere potenze analogiche in una società che corre sugli algoritmi. Durante i nostri primi meeting abbiamo voluto smontare l’illusione più pericolosa di tutte: pensare che per essere innovativi basti comprare l’ultimo software sul mercato e metterlo su un tablet.
EDRA 5.0 non è un programma informatico, è l’evoluzione del nostro modo di pensare e di lavorare insieme.
Abbiamo condiviso la necessità vitale di abbandonare le nostre confortevoli abitudini per ridisegnare i processi, abbattendo per sempre i compartimenti stagni che ci rallentano. Il nostro vero vantaggio competitivo non si scarica da internet, ma si costruisce affiancando alla nostra impareggiabile sapienza fisica in cantiere una nuova, potente catena del valore digitale. Dobbiamo smettere di “produrre e basta” per iniziare a costruire in modo intelligente e interconnesso, contrastando la frammentazione delle grandi opere.
Abbiamo scelto di partire da noi, dalle nostre persone, nessuna esclusa. Perché possiamo possedere la tecnologia più avanzata del pianeta, ma se non costruiamo insieme la chiave di lettura collettiva per interpretarla, ogni sforzo sarà inutile.
Dobbiamo preparare le nostre menti per poter vedere il futuro, e questi incontri ci hanno dimostrato che, uniti, siamo pronti a comprenderlo e a conquistarlo.






